mercoledì 24 settembre 2014

Sai cosa ricorderò di te?

Hai solo cinque mesi e già ho tante cose per cui chiederti scusa.
Scusa per il mio gridare, quando perdo la pazienza. 
Scusa per le parole che non meriti, quando sono stanca.
Scusa perché non capisco di cosa hai bisogno, a volte, e per non riuscire a soddisfare ogni tuo bisogno.
Scusa per non renderti felice sempre.
Scusa per non essere riuscita (ancora) a insegnarti quanto è bello e sano dormire.
Scusa se mi hai visto piangere e se ti sei addormentato a volte con l'immagine di me così arrabbiata.

Ci sono tante cose di cui mi sento un po' in colpa, e queste sono alcune. Dovrei essere la persona che ti protegge, che ti fa sorridere sempre, che corre da te quando tu chiami. Invece a volte non ti ascolto e la stanchezza prende il sopravvento. E poi sento le mie amiche che mi dicono "Io non la prendo in braccio quasi mai, solo quando deve mangiare e a volte per un po' di coccole, ma poco. Leo invece ha capito che vi comanda e se ne sta approfittando". Allora inizio a chiedermi se ti prendo troppo in braccio, se ti sto viziando, se sto sbagliando tutto coccolandoti così tanto. 
E poi, dopo cinque minuti, penso che invece tu hai bisogno di sentire la mamma e il papà vicini, il loro calore e il loro respiro, perché a cinque mesi, senza mamma e senza papà, si è soli al mondo. E chissenefrega se a volte passi la notte nel lettone, io dormo al fianco della persona che amo - il tuo papà - quindi perché tu non dovresti dormire, nelle notti un po' più buie, al fianco delle persone che ami, invece che tutto solo nel tuo lettino?
So che da quando è stato tagliato quel cordone, tu hai smesso di far parte di me. Insomma, non sei mai stato mio, solo ti sei preso per nove mesi un po' di spazio nella mia pancia per crescere e prepararti a vivere in questo mondo. 
Ma con quel tuo primo pianto hai iniziato un lungo cammino per conquistare la tua indipendenza, con la bocca spalancata hai fatto da solo il tuo primo respiro, hai aperto gli occhi e ti sei guardato intorno, cercando di capire dove cavolo fossi finito.
Così ti prometto che cercherò di renderti indipendente e felice, di rispettare i tuoi spazi e di farti sbagliare. Non potrò evitare di farti cadere quando proverai i tuoi primi passi, ma ti prometto che sarò lì, quando cadrai, pronta a rialzarti e darti coraggio per riprovare. Perché se tu hai smesso di essere mio nell'istante in cui sei nato, io invece ho la fortuna di sapere che sarò tua sempre.

Ho trovato una bella frase presa dal libro Il quadro mai dipinto di Massimo Bisotti, e la dedico a te, amore mio.

Sai cosa ricorderò per sempre di te? Quel tuo modo timido e dolce di riempire ogni cosa. Tu non lo sai ma quando entri, riempi tutta una stanza con la tua presenza. Tutto il resto scompare, resti solo tu, persino in un ambiente senza pareti. Avvolgi ogni cosa: il cuore, la mente, il corpo e il respiro. Io che non credo nel paradiso l’ho anche abitato per qualche istante. Poi quando vai via tutto si svuota e si torna alla vita. Posso solo dirti grazie per questo, per questo piccolo e magnifico spiraglio d’immenso.

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