venerdì 27 giugno 2014

Nella vita cosa c'è di più bello?

Ieri ho acquistato un libro (finito oggi) che si intitola Nascere genitori ed è stato scritto da un pediatra molto bravo (perlomeno a scrivere, a fare il pediatra non lo so...) che si chiama Alessandro Volta.
C'è nel libro un capitolo molto bello dedicato al papà, scritto da un altro papà (il pediatra è infatti papà di tre bambini). Eh sì, perché la mamma è sempre la mamma, ma anche il papà ha un ruolo importantissimo per il proprio piccoletto e a volte qualcuno si dimentica di nominarlo... Questo pezzo è così carino e significativo che lo ripropongo qui, per farlo leggere anche a voi.

  • Durante tutta la gravidanza nostra moglie vive fisicamente nostro figlio e il suo corpo subisce cambiamenti sostanziali, per noi invece non cambia nulla e dobbiamo inventarci emozioni e sensazioni soltanto con la mente, anche se, a volte, durante il lavoro quotidiano capita che ci dimentichiamo che siamo in attesa di un bambino. E' molto difficile sentirsi padre se ancora non si ha niente in braccio; e poi noi siamo ancora figli dei nostri genitori. Nostra moglie invece non è più solo nostra moglie, è già madre, la madre di nostro figlio, ma non la nostra madre; che confusione!
  • Durante il parto scopriamo che nostra moglie, che sembrava così "delicatina", è invece forte come un leone, infatti spinge come una belva! Questa volta è proprio lei ad avere le palle. Fa impressione pensare che anche noi siamo nati così; partecipare alla nascita di nostro figlio è un po' come rivivere la nostra nascita, della quale purtroppo non riusciamo a ricordare nulla.
  • Quando il nostro bambino nasce è brutto e sporco, non sembra contento, anzi è veramente arrabbiato, però dopo pochi minuti come per miracolo si rilassa e improvvisamente sembra davvero soddisfatto, infatti apre gli occhi e ci guarda. Nessuno di noi potrà mai dimenticare quello sguardo che penetra nella nostra vita come un fulmine per rimanerci per sempre. In quel momento ci sembra di volare (non sentiamo neanche la fatica che abbiamo fatto...), in quello sguardo ci sembra quasi di vedere noi stessi.
  • Per noi guardare nostro figlio appena nato e farci vedere da lui vuol dire averlo partorito e fatto nascere a modo nostro, utilizzando la nostra mente e la nostra anima invece del corpo. Gli studiosi hanno scoperto che anche per noi esiste un momento in cui si realizza l'attaccamento al nostro bambino e quindi desideriamo stare in sala parto non solo per aiutare nostra moglie, ma anche per sostenere nostro figlio fin dall'inizio proteggendolo e incoraggiandolo in un momento così difficile.
  • Dopo il parto, quando siamo a casa, nostra moglie si sente un po' felice e un po' triste, ha anche un po' di panico, si sente la pancia vuota e in braccio ha una cosina che quando non dorme sta sempre con la bocca aperta. Anche noi abbiamo un po' di paura e spesso non sappiamo cosa fare, però cerchiamo di nascondere la nostra insicurezza e di essere il più possibile utili a nostra moglie, soprattutto vogliamo che non si senta sola.
  • Nei primi mesi dopo il parto nostra moglie si scorda di essere una moglie e noi ci sentiamo molto gelosi e trascurati; possibile che non capisca che le tette non servono solo per allattare? Ma se ci immedesimassimo in lei è facile capire che è opportuno aspettare e che fra un po' ci inventeremo insieme un nuovo modo di essere un marito e una moglie che sono diventati anche papà e mamma.
  • Nei primi mesi ci inseriamo con discrezione in quella che gli esperti chiamano la "diade madre-figlio" e accettiamo volentieri che sia la mamma a condurre le danze; dopo alcuni mesi invece nostro figlio comincia a capire che il papà e la mamma sono due persone diverse e ogni tanto preferisce giocare con il papà anziché stare sempre con mamma.
In conclusione, nella vita cosa c'è di più bello che tenere in braccio un "frugolino" tutto liscio e morbidino che ci guarda ridendo?

1 commento:

  1. Vero, non c'è niente di piu' bello che tenere un frugoletto fra le braccia...se poi ride allora è il massimo!!

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